Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post

domenica 16 maggio 2010

Quasimodo

i navigli, milano / milan - italyImage by Paolo Margari via Flickr
Due poesie di Quasimodo.

martedì 11 maggio 2010

Ungaretti - Poesie

Alcune poesie di Giuseppe Ungaretti

Veglia
Fratelli
Soldati
San Martino del Carso
Natale


Nel video potrete ascoltare Ungaretti che legge una delle sue poesie più belle, Sono una creatura, dalla raccolta L'allegria.

Montale - Poesie

I testi delle poesie di Eugenio Montale


Non chiederci la parola...
Meriggiare pallido e assorto...
Spesso il male di vivere...
Ho sceso, dandoti il braccio...



Qui a fianco potete leggere/ascoltare Meriggiare pallido e assorto. La voce è quella di Roberto Herlitzka, la musica di sottofondo è di Wim Mertens

Marinetti - Sì, sì, così, l'aurora sul mare

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)
Un altro testo relativo al Futurismo (di cui parlerete in classe).
Che cosa viene descritto? Che cosa vi colpisce o vi sembra insolito? Quali sono gli elementi di novità? Vi sembra che vengano rispettate le regole indicate nel manifesto tecnico della letteratura futurista dallo stesso Marinetti?

venerdì 16 aprile 2010

X Agosto



San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:       5
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;       10
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido       15
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano       20

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

La pioggia nel pineto

Interpretazione di una bellezza paralizzante. (il brano di sottofondo è Comptine d'un autre été: l'après midi, di Yann Tiersen, dalla colonna sonora di Le fabuleux destin d'Amélie Poulain)



Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
       5parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
       10Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
       15divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
       20piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
       25leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
       30che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
       35verdura
con un crepitìo che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
       40Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
       45né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
       50diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
       55d'arborea vita viventi;
e il tuo vólto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
       60auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

       65Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
       70che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
       75Più sordo, e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
       80Non s'ode voce dal mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
       85il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
       90è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
       95E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
       100ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pèsca
       105intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
       110E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
       115chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
       120su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
       125su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Lavandare



Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.       

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:      

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo alla maggese.

Pascoli - Gelsomino Notturno



E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento...

è l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

sabato 28 novembre 2009

Leopardi - Il passero solitario



D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.

domenica 22 novembre 2009

Foscolo - A Zacinto

giovedì 8 ottobre 2009

Foscolo - Alla sera -voce Vittorio Gassman





Alla sera

Forse perché della fatal quïete
tu sei l'immago, a me sì cara vieni,
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.


v. 1. Fatal quiete: il riposo che il destino (il fato) assegna all'esistenza umana.
v. 2 Immago: immagine.
v. 3 O sera: il complemento di vocazione ci indica il destinatario dei versi. Corteggian: accompagnano.
v. 4 Zeffiri: zefiri, venti leggeri (quindi ai vv. 3 e 4 troviamo una perifrasi, un giro di parole, per indicare la sera estiva).
v. 5 Aere: cielo. Inquiete: la seconda quartina ha come prima parola-rima l'antonimo di "quiete", presente nel primo verso. In questo caso le tenebre sono inquiete perché turbate dal maltempo. Inquiete tenebre e lunghe: sia inquiete sia lunghe sono aggettivi di tenebre: il poeta altera la normale disposizione delle parole all'interno del sintagma (abbiamo già incontrato l'anno scorso questa figura sintattica: si tratta dell'ipèrbato). Ai vv. 5 e 6 troviamo, quindi, una perifrasi opposta alla precedente: questa volta il Foscolo si riferisce alle sere invernali.
v. 6 All'universo meni: conduci sulla terra.
v. 7 secrete: segrete.
v.8 cor: animo; "Secrete... tieni": plachi con dolcezza le vie più segrete del mio animo.
v. 9 Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme che vanno al...: mi fai andare qua e là con i miei pensieri sulle tracce del... ovvero, più liberamente, mi fai venire in mente...
v. 10 Nulla eterno: la morte.
v. 11 Reo: malvagio, cattivo. Torme: schiere, grandi quantità.
v. 12 Cure: preoccupazioni, problemi. Meco: con me. Egli: lo sapete... è un pronome personale. In questo caso, secondo voi, a quale termine si riferisce? Si strugge: si consuma.
v. 13 Dorme: si placa.
v. 14 Spirto guerrier: oggi diremmo animo indomito, ribelle. Rugge: ruggisce. A proposito di ruggiti... notate come "ruggisce" tutto il verso, con le allitterazioni che insistono sulla "r": quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

Parafrasi
Come sapete non amo le parafrasi. Vediamo piuttosto di capire cosa ci viene detto.
Il poeta ama la sera perché essa gli procura un senso di pace. Ama la sera sia quando il clima è mite sia quando il clima invernale le conferisce un aspetto più spaventoso. La ama perché lo induce a meditare sul senso di infinito, sul nulla eterno che essa rappresenta. La ama perché questa meditazione lo aiuta a rimuovere preoccupazioni e affanni. La ama, quindi, perché, mentre contempla la pace della sera, il suo animo ribelle e tormentato riesce a trovar riposo.




mercoledì 1 aprile 2009

Esempio di similitudine - Ungaretti

Soldati
Bosco di Courton Luglio 1918

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Giuseppe Ungaretti, da L'allegria


lunedì 16 marzo 2009

Era il giorno ch'al sol si scoloraro

Era il giorno ch'al sol si scoloraro
per la pietà del suo Fattore i rai,
quando i' fui preso, et non me ne guardai,
ché i be' vostr'occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo
contra' colpi d'Amor: però m'andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s'incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:

però, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l'arco.

martedì 10 marzo 2009

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

Francesco Petrarca
Canzoniere

I

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me mesdesmo meco mi vergogno;

e del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentérsi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

martedì 11 novembre 2008

Canzone

Componimento lirico formato da un certo numero di stanze o strofe che ripetono lo stesso schema metrico (disposizione dei versi e delle rime).
Ogni stanza è costituita da una fronte e da una sirma, unite da una chiave.
La fronte è divisa in due piedi. La sirma in due volte.
L’ultima strofa, che è più breve, è il commiato o congedo (in genere riprende la sirma o parte di essa).

La forma tipica è la canzone petrarchesca, che segue quindi un preciso schema, e alterna versi endecasillabi e settenari.
Modello alternativo di canzone è la cosiddetta canzone libera, resa celebre da Leopardi e per questo detta anche canzone leopardiana, dove le stanze non ubbidiscono ad un rigido schema metrico.

Esempio su Chiare, fresche et dolci acque di Francesco Petrarca (le lettere minuscole indicano i settenari)

I stanza

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
a
b
C
"piede"
"fronte"
gentil ramo ove piacque
(con sospir' mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
a
b
C
"piede"
herba et fior' che la gonna
c

"chiave"
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
d
e
e
"volta"
sirma (o sìrima)
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.
D
f
F
"volta"

[...]

Congedo

Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
poresti arditamente
uscir del boscho, et gir in fra la gente.
A
b
C
riprende lo schema della "volta"

lunedì 10 novembre 2008

Sonetto

Il sonetto è un breve componimento poetico. Nella sua forma tipica, è composto di quattordici endecasillabi raggruppati in due quartine (fronte) e in due terzine (sirma).
Le quartine hanno in genere rima alternata (ABAB) o incrociata (ABBA), le terzine, in genere, hanno rima alternata (CDC DCD), ripetuta (CDE CDE) o invertita (CDE EDC).


Esempio - Tanto gentile di Dante Alighieri


Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi non l'ardiscan di guardare.
A
B
B
A
QUARTINA
FRONTE
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
A
B
B
A
QUARTINA
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi non la prova:
C
D
E
TERZINA
SIRMA
e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
E
D
C
TERZINA

mercoledì 5 novembre 2008

Tanto gentile e tanto onesta pare

Il seguente sonetto è parte del capitolo XXVI della Vita Nuova, opera scritta da Dante Alighieri nell'ultimo decennio del XIII secolo (1292-1293 ca).
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.



Indicazioni per l'interpretazione:
  • Pare significa qui "appare con evidenza" (il verbo è usato più volte nel sonetto).
  • Gentile indica la "nobiltà interiore", mentre onesta fa riferimento al "decoro" nell'atteggiamento.
  • Donna ha qui esclusivamente il suo significato originario di "signora". La donna (lo abbiamo detto parlando del concetto di amor cortese) viene ritratta dal poeta come la "padrona" del cuore dell'innamorato.
  • Umiltà sta all'opposto del concetto di arroganza e di fierezza, quindi benignamente d'umiltà vestuta significa "vestita di benevolenza, esternamente atteggiata alla sua interna benevolenza".
  • Cosa significa "essere" e non possiede alcuna connotazione negativa.
  • Piacente significa "provvista di bellezza".

giovedì 23 ottobre 2008

Inferno - Canto V




martedì 23 settembre 2008

Cecco Angiolieri - S'i' fosse foco - voce Vittorio Gassman

lunedì 2 giugno 2008

Pascoli, le poesie lette in classe

Ecco le poesie del Pascoli analizzate in classe.

Temporale
Un bubbolio lontano...
Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare,
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

Il lampo

E il cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto
bianca bianca nel tragico tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.

Il tuono
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.